venerdì 2 maggio 2008

Non chiamatelo Bio se c’è traccia di Ogm

Presto i prodotti bio potrebbero essere un po’ più bio. Nel senso che, perché siano certificati e venduti come biologici, la soglia di contaminazione accidentale degli Ogm non dovrebbe superare lo 0,1 per cento. Lo stabilisce una proposta del Parlamento Europeo votata a maggioranza la settimana scorsa con il plauso unanime delle associazioni europee dei consumatori”.
“Lo 0,1 per cento è in realtà un compromesso tecnico-politico che identifica il limite di rilevabilità” spiega Luca Colombo, esperto di Ogm per il Consiglio dei diritti genetici. “Si è individuato nello 0,1 per cento un valore indicativo che a volte viene associato alla sensibilità strumentale. A volte infatti, possono esserci delle polveri che fanno scattare la positività. Con lo 0,1 per cento in molti hanno inteso la possibilità di ovviare alla cosiddetta falsa positività”. Considerato che il limite precedente era dello 0,9 per cento, è facile immaginare come la nuova legge possa rivoluzionare il settore (Leggi: Le tappe della storia degli Ogm). Ma, in realtà, il dibattito su questo tema delicatissimo, sia a livello scientifico sia a livello politico (anche sul web), è ancora aperto. Lo stesso Parlamento, infatti, ha deciso di rimandare in Commissione agricoltura il testo della proposta. Cioè, laddove i sostenitori del limite allo 0,9 per cento potrebbero far valere la loro voce.
Per questo, diverse associazioni europee, tra cui l’Aiab (l’Associazione italiana per l’agricoltura biologica) hanno raccolto migliaia di firme a sostegno del manifesto europeo contro la contaminazione Ogm del bio. “I consumatori hanno una percezione del cibo biologico come un prodotto sano e completamente privo di Ogm” dice Andrea Ferrante, presidente dell’Aiab. “L’introduzione di una soglia di contaminazione del bio rischia di colpire duramente un settore in continua crescita, in cui l’Italia, tra l’altro, primeggia a livello europeo”.

Fonte: Panorama

Una zanzara Ogm contro la malaria

andrea.dambrosio Martedì 20 Marzo 2007 alle 11:00








Le zanzare geneticamente modificate potrebbero debellare (o comunque aiutare a sconfiggere) la malaria. Gli scienziati lavorano da anni a questa possibilità, ma i ricercatori Mauro Marrelli e Marcelo Jacobs Lorenza, in uno studio pubblicato sulla rivista dell’Accademia Americana delle Scienze, hanno reso un po’ meno lontana questa prospettiva. In laboratorio, hanno spiegato i due scienziati, le zanzare Ogm e resistenti alla malaria si sono infatti rivelate più forti di quelle naturali, che tendono a sostituire nel giro di alcune generazioni. In pratica, se l’esperimento venisse confermato da altri studi si potrebbe pensare di liberare nell’ambiente zanzare, rese immuni alla malaria, che gradualmente andrebbe a sostituire quelle naturali che veicolano l’infezione . I ricercatori hanno reso immuni le zanzare inserendo nel Dna delle cellule del loro intestino una piccola proteina che impedisce lo sviluppo del parassita.
La prudenza però è d’obbligo. Come sottolineato da diversi scienziati, la notizia è di grande interesse perché per la prima volta dimostra che il mosquito non infettato dalla malaria ha maggiori possibilità di sopravvivenza. Si tratta però di un esperimento di laboratorio, a cui dovranno seguire altri studi.

Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), la malaria colpisce ogni anno almeno 300 milioni di persone in tutto il mondo e provoca oltre un milione di morti, nella maggior parte dei casi bambini.



Fonte: Panorama

mercoledì 30 aprile 2008

Conoscenza in Europa??? ci pensa Active...

ACTIVE promuove la conoscenza in Europa

[Data: 2008-04-28]

L'Europa si è posta come obiettivo quello di diventare entro il 2010 l'economia basata sulla conoscenza più competitiva al mondo. L'industria deve quindi rafforzare la produttività dei lavoratori della conoscenza per aumentarne la competitività. Il problema è che gli attuali sistemi d'informazione non forniscono alle aziende un sufficiente sostegno, e lo scambio d'informazioni risulta dunque lento o inesistente. La soluzione, afferma ACTIVE, un progetto finanziato dall'UE, consiste nell'aumentare la produttività in modo proattivo e semplice.

All'interno delle aziende, buona parte della conoscenza è attualmente conservata nelle email, in file personali e nella testa dei dipendenti. ACTIVE si propone di pescare in questa fonte nascosta la conoscenza non condivisa e convertirla in conoscenza trasferibile, interoperabile e attivabile. Si otterrà così una cooperazione consistente e coerente che consentirà di risolvere i problemi, affermano i partner del progetto.

Il cuore del progetto consiste nello sviluppo di uno 'spazio di lavoro della conoscenza', un sistema innovativo che secondo ACTIVE fornirà al settore l'impulso necessario per rendere la tecnologia della conoscenza adatta a una più ampia condivisione del sapere essenziale. Lo 'spazio di lavoro della conoscenza' di ACTIVE sarà migliore del software attualmente disponibile sul mercato, si augurano i partner del progetto.

'Lo spazio di lavoro della conoscenza di ACTIVE migliorerà sensibilmente l'efficienza e l'efficacia dei lavoratori della conoscenza', spiega Paul Warren, direttore del progetto ACTIVE. 'Potenzierà lo scambio di quella conoscenza informale che tipicamente si sviluppa nelle conversazioni accanto al distributore d'acqua'.

Per creare lo spazio di lavoro, i partner del progetto integreranno concetti e strumenti di quattro settori diversi: software sociale e applicazioni web 2.0; tecnologie semantiche; recupero del contesto, modellizzazione e gestione dei compiti sensibili; recupero, modellizzazione e supporto del processo cognitivo.

I partner del progetto analizzeranno i fattori economici e organizzativi più importanti e i meccanismi incentivanti per assicurare lo sviluppo dello spazio di lavoro. Verrà anche sviluppato e valutato un sistema basato sull'utente.

Il progetto ACTIVE terrà inoltre conto dei processi cognitivi esistenti, di solito creati da gente che ha bisogno di una soluzione immediata. Disgraziatamente queste soluzioni vengono presto dimenticate e poi reinventate. Registrando i processi, ACTIVE offrirà l'opportunità di riutilizzarli e di svolgere così un ruolo importante nel trasferimento della conoscenza nascosta all'interno delle aziende.

Secondo il consorzio ACTIVE, i lavoratori della conoscenza vogliono un'informazione filtrata, in modo da poter accedere facilmente ai concetti fondamentali e lasciare invece da parte le cose poco importanti, e pensano che le interruzioni siano accettabili solo in presenza di un problema urgente. Secondo ACTIVE, la gestione del contesto è importante per risolvere il problema. I partner del progetto mirano quindi ad adattare l'esperienza degli utilizzatori al loro attuale contesto di lavoro.

La fase iniziale dell'attività include l'uso della soluzione basata sullo spazio di lavoro in tre diversi settori industriali: consulenza, telecomunicazioni, progettazione. Il valore aggiunto della 'tecnologia ACTIVE' verrà valutato con studi economici, organizzativi e di uso. Verranno anche condotti test completi sul terreno.

'Siamo sicuri che la tecnologia sviluppata da ACTIVE verrà adottata dalle aziende basate sulla conoscenza in Europa e oltre', sostiene Warren.

Il progetto, finanziato nell'ambito del tema 'Tecnologie dell'informazione e della comunicazione' (TIC) del Settimo programma Quadro (7PQ), durerà fino al 2011.

Per maggiori informazioni, visitare:
http://www.active-project.eu

Categoria: Progetti
Fonte: Progetto ACTIVE
Documenti di Riferimento: Sulla base delle informazioni del progetto ACTIVE
Codici di Classificazione per Materia: Aspetti economici; Aspetti sociali

RCN: 29387

fonte CORDIS

Un piano d'azione per eliminare la fame nel mondo

0 Aprile 2008
Un piano d'azione per eliminare la fame nel mondo
Arianna Latini

I vertici di 27 agenzie e organizzazioni delle Nazioni Unite con il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-Moon, si sono riuniti a Berna il 28 e 29 aprile. L'Onu, per poter affrontare la crisi alimentare globale, porterà avanti azioni di breve e lungo termine, tra le quali la creazione di una Task force composta dai vertici delle agenzie Onu, della Banca mondiale, del Fondo monetario e della Wto.

l 28 e 29 aprile si sono riuniti a Berna i vertici di 27 agenzie e organizzazioni delle Nazioni Unite, con il segretario generale dell'Onu Ban Ki-Moon, per elaborare una strategia contro la crisi provocata a livello mondiale dal rialzo dei prezzi dei prodotti alimentari. Già venerdì della scorsa settimana lo stesso Ban Ki-Moon aveva lanciato un appello per fronteggiare una "reale crisi mondiale", a seguito della grave crisi alimentare che colpisce molti Paesi in via di sviluppo, e richiesto "un'azione immediata".
Al vertice hanno partecipato, a fianco di Ban Ki-Moon, il direttore esecutivo del Programma alimentare mondiale (Pam) Josette Sheeran, il presidente della Banca mondiale, Robert Zoellick, il direttore della Fao, Jacques Diouf, il presidente dell'Ifad (International fund for agriculture development), Lennart Bage.
Durante il vertice di Berna, il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-Moon, ha annunciato, la creazione di una task force per poter affrontare la crisi alimentare globale. Il gruppo di lavoro sarà composto dai vertici delle agenzie Onu (tra cui Pam, Fao e Ifad) e potrà contare sulla collaborazione dalla Banca mondiale, del Fondo monetario e della Wto (World trade organization) e avrà il compito di studiare i dettagli di un piano d'azione e garantirne l'applicazione. Piano d'azione che, elaborato dall'Onu, include misure a breve e a lungo termine. Al momento, i Paesi donatori dovranno rispondere all'appello straordinario di 755 milioni di dollari lanciato dal Pam. L'urgenza deriva anche dal fatto che non si vede, per ora, la possibilità di un freno all'aumento dei prezzi alimentari. "Abbiamo visto il prezzo del grano diminuire negli ultimi giorni, ha spiegato Robert Zoellick, ma sono ribassi relativi, il prezzo resta alto." Sul lungo termine invece sarà necessario affrontare le sfide poste dal degrado ambientale e dai cambiamenti climatici oltre alle questioni strutturali e politiche, quali le sovvenzioni agricole dei paesi ricchi che, a detta dell'Onu, hanno distrutto l'agricoltura dei paesi poveri, distorcendo il commercio. Una soluzione a lungo termine deve anche mediare tra sostenitori e avversari dei biocarburanti. Il relatore delle Nazioni Unite per il Diritto all'alimentazione, Jean Ziegler, ha infatti rinnovato il suo appello per una "moratoria universale" sui biocarburanti, che ha accusato essere tra le cause della crisi, visto che la massiccia trasformazione delle materie prime alimentari in carburanti "ecologici" ha causato la scalata dei prezzi dei beni di prima necessità. Ziegler ha inoltre denunciato le speculazioni, che sarebbero responsabili del 30% del rialzo dei prezzi dei prodotti alimentari, chiedendo l'inquadramento dei mercati delle derrate agricole sul modello dei mercati finanziari.
A seguito dell'istituzione della Task force, il presidente dell'Ifad, Lennart Bage, ha annunciato di aver stanziato duecento milioni di dollari per rispondere alle esigenze immediate degli agricoltori poveri delle zone rurali del mondo, per l'acquisto dei fertilizzanti. Secondo Bage "e' necessario un triplice approccio. In primo luogo inviare aiuti alimentari di emergenza, in secondo luogo fornire sostegno immediato, a breve termine, per consentire ai piccoli agricoltori di piantare nella prossima stagione e, a lungo termine, prevedere investimenti in agricoltura per garantire la sicurezza alimentare per lo sviluppo rurale e per eliminare alla radice le cause della fame". A causa infatti di quello che l'Ifad ha definito il "triplice flagello", la povertà, l'impennata dei prezzi dei prodotti alimentari e il cambiamento climatico, ci sono nel mondo 720 milioni di persone estremamente povere a rischio, che vivono in zone rurali e che dipendono, per la loro sussistenza, dall'agricoltura.
Il segretario generale dell'Onu e il presidente della Banca mondiale hanno anche chiesto la fine delle restrizioni all'export, decise da alcuni paesi come Argentina ed India, che spingono al rialzo i prezzi delle derrate alimentari.
Di sicurezza alimentare mondiale si parlerà inoltre alla Conferenza della Fao, a Roma dal 3 al 5 giugno, che rappresenta un appuntamento di alto livello per una verifica sullo stato della crisi.
Sul tema della crisi alimentare sono anche intervenute le maggiori Organizzazioni agricole italiane. Secondo Giuseppe Politi, presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori per i paesi in via di sviluppo" bisogna far crescere le agricolture attraverso ricerca e innovazione". Secondo Federico Vecchioni, presidente di Confagricoltura, "non è escluso che le condizioni di mercato mutino perché è aumentata anche la volatilità. Un problema di così ampia portata però, non può essere gestito solo dalle dinamiche di mercato."
"La forte volatilità delle quotazioni è l'effetto delle speculazioni internazionali in atto, che si sono spostate dai mercati finanziari a quelli delle materie prime" afferma Coldiretti, che cita Achim Steiner, a capo del programma ambientale dell'Onu, per cui "oggi c'è abbastanza cibo sul Pianeta per dare da mangiare a tutti", e milioni di persone si sono ritrovate nell'impossibilità di comprare cibo a causa dell'impennata dei prezzi.

L'agricoltura al centro del Rapporto della Banca mondiale

M.T.

Nel workshop del 21 maggio a Roma, presso la Facoltà di economia "Federico Caffè" si parlerà del "World development report" che per la prima volta è dedicato all'agricoltura


Si svolgerà il prossimo 21 maggio, presso l'Aula 3 della Facoltà di economia "Federico Caffè" a Roma, l'incontro sul tema "Agricoltura per lo sviluppo: il rapporto 2008 sullo sviluppo nel mondo". Il workshop, dalle ore 9,30 alle 13,30, è organizzato da QA-rivista dell'Associazione Rossi Doria e il Master in Sviluppo umano e sicurezza alimentare con il patrocinio dell'Università degli Studi Roma Tre.
Per la prima volta da 25 anni il "World development report" della Banca mondiale è dedicato all'agricoltura, segnalando un rinnovato interesse per i problemi di sviluppo ad essa collegati.
All'incontro prenderanno parte Alain de Janvry, uno dei coordinatori del rapporto, e un panel di esperti internazionali , cui sarà affidato il compito di introdurre il dibattito. L'obiettivo del workshop è infatti quello di approfondire alcune questioni legate alle politiche agricole, con riferimento alla globalizzazione, al potere di mercato, al contesto istituzionale, ai problemi ambientali e alle innovazioni tecnologiche.
L'incontro, coordinato da Luca Salvatici, condirettore di QA- Rivista dell'Associazione Rossi Doria, si aprirà con i saluti del presidente Associazione Rossi Doria, Michele De Benedictis, e del rettore Università di Roma Tre, Guido Fabiani, a cui farà seguito la relazione introduttiva di Alain de Janvry. Sarà la volta poi degli interventi con Kevin Cleaver ( Ifad), Anil Markandya (University of Bath), Carlo Pietrobelli (Università degli studi Roma Tre), Alexander Sarris (Fao), Pasquale Scandizzo (Università Tor Vergata).

Foto Banca mondiale


La ricerca al servizio del biologico

È promosso dal Cnr in collaborazione con il Cra e l'Aiab il convegno che si terrà a Roma il 16 aprile. Al termine si svolgerà il primo incontro tra ricercatori sui temi del bio.

Si è svolto a Roma il 16 aprile alle ore 09,00 presso la sede del Cnr (piazzale Aldo Moro), il convegno "Avanzamento delle conoscenze ed agricoltura biologica: le nuove frontiere per il Bio", promosso dal Dipartimento agroalimentare del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) in collaborazione con il Cra (Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura) e l' Aiab (Associazione italiana per l'agricoltura biologica). L'appuntamento intende focalizzare l'attenzione sul ruolo delle conoscenze scientifiche e degli avanzamenti tecnologici nel determinare aspettative ed opportunità di sviluppo di un'agricoltura sempre più sostenibile ed in particolare di quella biologica.
Lo scopo dell'incontro è stato quello di identificare le attività di ricerca più innovative, i risultati raggiunti e le applicazioni reali o potenziali.
Il Convegno è stato incentrato sulle priorità tematiche del VII Pq e le attività in corso presso il Cnr, il Cra e l'Enea (Ente per le nuove tecnologie, l'energia e l'ambiente) e si è concluso con una tavola rotonda che si proposta di mettere in luce le esigenze dei diversi portatori di interesse.
Alla tavola rotonda hanno partecipato le Regioni, il Mipaaf, i produttori biologici, i consumatori, la Firab (Fondazione italiana per la ricerca in agricoltura biologica e biodinamica) e gli Enti di ricerca stessi.
Al termine del convegno, alle ore 15,00, si è tenuto invece il primo "incontro tra ricercatori sui temi del bio": una sorta di bazar della ricerca, ristretto ai ricercatori, che desiderano segnalare i loro lavori attuali ed eventuali idee progettuali da condividere con altre competenze.
L'appuntamento ha rappresentare l'occasione per far incontrare i ricercatori impegnati sui temi dell'agricoltura biologica che in Italia sono dislocati in diversi istituti, venendo quindi a mancare un coordinamento delle attività tale da consentire una efficace collaborazione ed una reale interdisciplinarietà. Ciò rende ancor più frammentaria la divulgazione e difficile la fruizione dei risultati sperimentali e può influire negativamente anche sulle possibilità progettuali a livello nazionale ed europeo.

fonte:Agricoltura Italiana Online

Bruxelles accordo soddisfacente su Ocm vino

Un accordo migliorativo rispetto alla proposta iniziale, così dichiara il ministro Paolo De Castro, dopo la lunga maratona negoziale al Consiglio dei ministri agricoli della Ue. I punti essenziali che raccolgono le richieste avanzate dall'Italia. Aumentano le risorse per l'Italia.

Si è concluso il 19 dicembre 2007 il negoziato comunitario sulla riforma della Organizzazione di mercato del vino, che aveva avuto inizio nel giugno 2006 con la presentazione di un Comunicazione della Commissione.

"Si tratta di un accordo migliorativo rispetto alla prospettiva iniziale - ha commentato il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Paolo De Castro -. Aumentano significativamente le risorse per l'Italia e vengono introdotte importanti misure per rafforzare la capacità competitiva delle imprese e aumentare le capacità penetrative nei mercati internazionali".

Rispetto all'approccio iniziale della Commissione, nell'arco dell'intero negoziato, sono stati inseriti alcuni importanti elementi che raccolgono le richieste avanzate dall'Italia.

Di seguito i punti essenziali dell'accordo raggiunto.
1) E' stata esclusa la possibilità di vinificare nel territorio dell'Unione mosti provenienti dai paesi terzi, nonché di miscelare mosti e vini comunitari con prodotti originari di paesi terzi;

2) L'obiettivo iniziale di 400.000 ha di estirpazione è stato ridotto a 175.000 ha, con una speculare riduzione della spesa impegnata; la misura avrà una durata di tre anni in luogo dei cinque originariamente previsti; ogni stato membro avrà la facoltà di arrestare l'applicazione della misura se verrà raggiunta la soglia dell'8% della superficie vitata nazionale; potranno essere escluse le zone di montagna e quelle a forte pendenza. Le altre zone sensibili da un punto di vista ambientale potranno essere escluse entro un tetto del 3%;

3) Il regime attuale dei diritti di impianto è stato prorogato fino al 2015; tuttavia potrà essere prorogato fino al 2018 in ambito nazionale/regionale. Entro il 2012 la Commissione dovrà effettuare un rapporto al Consiglio, per evidenziare la situazione riguardante al potenziale alla luce della riforma. Tale relazione conterrà altresì degli aspetti relativi al rapporto dell'utilizzo del saccarosio e dei mosti;

4) In relazione alla reintroduzione dell'utilizzo del saccarosio sarà possibile aumentare il titolo alcolometrico di 3% gradi nella zona A, 2% nella zona B, 1,5% nella zona C. Qualora si verificheranno particolari condizioni climatiche, sarà possibile aumentare la percentuale di arricchimento in tutte le zone di un ulteriore 0,5%. Per consentire ai produttori italiani di poter beneficiare degli aiuti ai mosti, per l'arricchimento, è stata aumentata la dotazione finanziaria assegnata all'Italia. Tale dotazione è passata nel 2008-2009 da 190.000.000 di euro a 251.300.000 di euro comprensivi del trasferimento allo sviluppo rurale. Il trasferimento allo sviluppo rurale riguarderà solo 13.000.000 di euro. Dal 2015 in poi la dotazione finanziaria sarà di 376.400.000 di euro. Gli aiuti ai mosti, utilizzati per l'arricchimento, potranno essere concessi solo per quattro anni;

5)Sono state notevolmente diminuite le risorse trasferite allo sviluppo rurale, infatti da 400.000.000 di euro inizialmente previsti si è arrivati a trasferire allo sviluppo rurale solo 150.000.000 di euro;

6)Il ventaglio delle misure dell'envelope è stato ampliato prevedendo la possibilità di finanziare misure di adeguamento della filiera produttiva, di distillare i sottoprodotti della distillazione (fecce e vinacce) erogando l'aiuto ai distillatori sulla base dei costi di raccolta e di trasformazione di adottare la distillazione di crisi, per un periodo di quattro anni con la possibilità di concedere aiuti di Stato per arrivare fino ad un massimo del 20% delle risorse dell'envelope. Per il restante periodo si potrà utilizzare invece solo il 15% dell'envelope nazionale. L'alcol ottenuto con la distillazione di crisi e con la distillazione dei sottoprodotti potrà ricevere un aiuto solo se utilizzato per scopi industriali-energetici. Inoltre, per un periodo di quattro anni, sarà possibile concedere un aiuto accoppiato per i produttori di vino che destinano il vino alla distillazione dell'alcol da bocca;

7) Al fine di poter raggiungere un compromesso, la Commissione ha aumentato le dotazioni finanziarie dell'envelope da 90.000.000, a decorrere dal primo anno, fino ad arrivare a 100.000.000 di euro nel 2015. L'Italia è stato il principale beneficiario dell'aumento;

8) E'stato riconosciuto il ruolo delle OP nella realizzazione del programma nazionale finanziato dall'envelope;

9) Sono state confermate le attuali pratiche enologiche. Sarà possibile introdurne nuove, purchè già adottate dell'O.I.V., attraverso una procedura più garantista e rigorosa per i produttori ed i consumatori. E'stata esclusa la possibilità di produrre ed esportare vini con pratiche ammesse a livello internazionale ma non ammesse dall'Unione Europea; (anche per i vini esportati si utilizzeranno solo le pratiche ammesse nell'Ue);

10) Per i vini a denominazione d'origine ed ad indicazione geografica è stato inserito l'obbligo di vinificazione nella zone di produzione;

11) Per i predetti vini è prevista la possibilità che i disciplinari prescrivano l'obbligo di imbottigliamento nella zona di produzione;

12) E' stata attribuita agli Stati membri la possibilità di limitare l'indicazione in etichetta, per i vini senza indicazione geografica,di alcune varietà. Nel nostro Paese molte Denominazioni di origine del vino sono costituite dal nome geografico accompagnato dalla varietà (es.Vernaccia di San Gimignano, Sagrantino di Montefalco, Lambrusco di Sorbara, Cesanese del Piglio, Primitivo di Manduria...). Per evitare di banalizzare i nomi di dette varietà gli Stati possono, quindi, escluderne l'uso in etichetta sia nel paese dove sono prodotte le uve che in quello di destinazione. Inoltre, gli Stati Membri possono escludere anche altre varietà in considerazione della loro limitata diffusione sul territorio nazionale;

13) Sono state adattate alle realtà italiane le condizioni cui devono rispondere le organizzazioni interprofessionali, quindi, i Consorzi di Tutela, potranno mantenere in tale contesto i riconoscimenti già ottenuti in ambito nazionale;

14) Sono state confermate le regole di produzione dei vini spumanti di qualità ivi compresi gli spumanti di qualità aromatici e le deroghe esistenti riguardanti lo spumante 'prosecco' prodotto in alcune regioni italiane. Saranno, altresì confermate per i vini spumanti di qualità con denominazione di origine l'uso dei termini 'metodo classico' e 'fermentato in bottiglia';

15) E' stata introdotta la nuova categoria di 'vini da uve appassite', prodotto ottenuto, tra l'altro, da uve appassite al sole.

16) E' stata prevista la possibilità per i produttori delle Province di Trento, Bolzano, Sondrio e della regione Valle d'Aosta di acidificare i vini sulla base di regole più appropriate (a prescindere dalle condizioni climatiche eccezionali).

Il 15 gennaio prossimo, il ministro De Castro riferirà dettagliatamente in Parlamento davanti alle Commissioni riunite di Camera e Senato su quanto deciso a Bruxelles.



fonte: Agricoltura Italiana Online

http://www.agricolturaitalianaonline.gov.it/index.php/contenuti/politiche_comunitarie/nuove_ocm/vino/de_castro_a_bruxelles_accordo_soddisfacente_su_ocm_vino?eZSESSIDagriconline=18e9c67ff5310bab2a19e3f833ed5a3c